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IL MUSEO DEL BRIGANTE

Il museo, ospitato in un'antica abitazione del centro storico di Panettieri, nasce come allestimento da ascoltare, scoprire e guardare alla scoperta della vita e delle vicende del celebre brigante Giosafatte Tallarico. Cassetti, botole e nascondigli, nonché schedari libri e riproduzioni antiche che forniscono una preziosa testimonianza sulle vicende delfenomeno brigantesco calabrese e sulla storia caratteristica di un personaggio così rilevante nel panorama dell'epoca.

Vale la pena di ricordare che soprattutto oggi, periodo contrassegnato dalle celebrazioni per il 150° ammiversario dell'Unità d'Italia, molti studiosi stanno portando a nuova luce eventi, fatti e situazioni per troppo tempo lasciati nascosti tra le pieghe della storia. In questa fase di revisione, anche il fenomeno del brigantaggio e dunque i protagonisti principali che parte della storiografia ha per tanto tempo rappresentato come truci, sanguinari, delinquenti, stanno subendo un processo di rivalutazione che assegna loro un ruolo diverso da quello attribuitogli finora. Le bande di malviventi, dediti a ruberie, saccheggi, rapimenti e omicidi furono in realtà, molto più spesso di quanto non si creda, folle di cittadini disperati ed esasperati dai soprusi e dalle angherie degli invasori di turno. Luoghi come il Museo del Brigante possono allora cercare di rimettere in equilibrio l'asse della storia, con le sue più profonde verità.

E' possibile effettuare visite guidate e organizzare visite didattiche.

Per informazioni contattare il numero 0968.82018

Il Brigante Giosefatte Tallarico

Giosefatte Tallarico nacque agli inizi dell'800 a Panettieri. La sua casa, ubicata nel centro storico del paese esiste ancora oggi.

Il giovane Giosafatte, aveva inizialmente studiato per diventare prete e poi farmacista, ma fu una vicenda familiare a segnare la sua vita e inevitabilmente il suo destino. Durante gli studi di farmacista, mentre si trovava nel laboratorio di Gaetano Rimola a Cosenza, un suo compaesano gli portò una notizia terribile per quell'epoca: sua sorella era stata sedotta e abbandonata da un signorotto, Luigino Speradei. Giosefatte ritornò precipitosamente a Panettieri con l'intenzione di risolvere la faccenda proponendo un matrimonio riparatore. Al rifiuto del seduttore, secondo il modo di pensare del tempo, a Giosefatte non restava altro che lavare con il sangue l'onta subita dalla sua famiglia e così uccise lo Speradei sul sagrato della chiesa una domenica mattina. Questi fatti avvenivano intorno al 1820, quando nei piccoli paesi calabresi la legge e il governo avevano pochissima influenza e ogni cittadino provvedeva da sé a vendicarsi dall'ingiurie e a difendersi.

Dopo l'uccisone, a Giosefatte non restò che darsi alla fuga nel territorio silano, tra le province di Catanzaro e Cosenza e diventare brigante. La sua attività durò per molti anni, prima di essere deportato a Ischia dove visse gli ultimi anni della sua vita da galantuomo. Molte sono le sue gesta da brigante e ogni aneddoto o fatto è caratterizzato dal senso di attenzione verso i deboli; egli infatti prendeva ai ricchi e ai forti per dare ai poveri e ai deboli.

Giosefatte fu un brigante solitario e rappresentò il prototipo del brigante buono e generoso, che lotta contro i soprusi e le prepotenze. Per la sua posizione a favore dei deboli conquistò la simpatia del popolo.

Egli vive ancora oggi nella memoria collettiva del suo paese e dei paesi vicini, come il vendicatore dei torti e il romantico difensore dei deboli.

INFO

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